Occupazione vulnerabile — tutti i paesi

Occupazione vulnerabile — Tanzania

Occupazione vulnerabile in Tanzania nel 2025 — 83,65%. È il 175º posto al mondo su 182. Dal 1991 l'indicatore è calato del 7,3 p.p..

2025 83,65% −0,21 p.p. vs 2024
Posizione nel mondo 175di 182
Massimo del periodo 90,96%1991
Minimo del periodo 83,65%2025

Andamento per anno

1991–2025 · % degli occupati

Occupazione vulnerabile — Tanzania, 1991–202582848688909219911995199920032007201120152019202320251991: 90,96%1992: 90,8%1993: 90,7%1994: 90,67%1995: 90,62%1996: 90,54%1997: 90,43%1998: 90,3%1999: 90,15%2000: 90%2001: 89,8%2002: 89,55%2003: 89,25%2004: 88,93%2005: 88,59%2006: 88,25%2007: 87,91%2008: 87,58%2009: 87,29%2010: 86,97%2011: 86,75%2012: 86,47%2013: 86,18%2014: 85,88%2015: 85,61%2016: 85,33%2017: 85,04%2018: 84,76%2019: 84,48%2020: 84,96%2021: 84,47%2022: 84,25%2023: 84,04%2024: 83,86%2025: 83,65%
Variazione nel periodo: −7,3 p.p. Media annua: -0,21 p.p.

Confronto, 2025

Come si colloca il valore rispetto al mondo e ai gruppi di cui fa parte questo territorio: Tanzania

Tanzania 83,65%
Mondo 42,38%
Africa orientale calcolato 76,17%
Paesi a reddito medio-basso calcolato 62,75%
Occupazione vulnerabile — Tanzania, per anno Tanzania Tutti i paesi CSV XLSX
Anno % Variazione, p.p.
2025 83,65 −0,21 p.p.
2024 83,86 −0,18 p.p.
2023 84,04 −0,2 p.p.
2022 84,25 −0,22 p.p.
2021 84,47 −0,49 p.p.
2020 84,96 +0,48 p.p.
2019 84,48 −0,28 p.p.
2018 84,76 −0,29 p.p.
2017 85,04 −0,29 p.p.
2016 85,33 −0,28 p.p.
2015 85,61 −0,27 p.p.
2014 85,88 −0,29 p.p.
2013 86,18 −0,29 p.p.
2012 86,47 −0,28 p.p.
2011 86,75 −0,22 p.p.
2010 86,97 −0,32 p.p.
2009 87,29 −0,28 p.p.
2008 87,58 −0,34 p.p.
2007 87,91 −0,33 p.p.
2006 88,25 −0,34 p.p.
2005 88,59 −0,34 p.p.
2004 88,93 −0,32 p.p.
2003 89,25 −0,3 p.p.
2002 89,55 −0,25 p.p.
2001 89,8 −0,19 p.p.
2000 90 −0,16 p.p.
1999 90,15 −0,15 p.p.
1998 90,3 −0,14 p.p.
1997 90,43 −0,1 p.p.
1996 90,54 −0,09 p.p.
1995 90,62 −0,05 p.p.
1994 90,67 −0,03 p.p.
1993 90,7 −0,1 p.p.
1992 90,8 −0,16 p.p.
1991 90,96

Sull'indicatore

Quota dei lavoratori in proprio e dei coadiuvanti familiari non retribuiti sull'occupazione totale. L'OIL ha creato questa categoria come sostituto dell'indicatore di occupazione informale là dove l'informalità non si misura: questi lavoratori di norma non hanno contratto di lavoro, né previdenza sociale, né tutela contro il licenziamento, e il loro reddito dipende direttamente da quanto producono. Nei paesi più poveri questa quota supera i tre quarti degli occupati: il lavoro dipendente è lì piuttosto l'eccezione.

Importante: Non coincide con l'occupazione informale: un dipendente senza contratto non rientra in questa categoria, pur non essendo protetto meglio. L'indicatore sottostima l'informalità nei paesi in cui il lavoro nero è diffuso.

Fonte: ILOSTAT (OIL), licenza CC BY 4.0.