Occupazione vulnerabile — tutti i paesi

Occupazione vulnerabile — Italia

Occupazione vulnerabile in Italia nel 2025 — 14,35%. È il 56º posto al mondo su 182. Dal 1991 l'indicatore è calato del 5,83 p.p..

2025 14,35% −0,14 p.p. vs 2024
Posizione nel mondo 56di 182
Massimo del periodo 20,8%1992
Minimo del periodo 14,35%2025

Andamento per anno

1991–2025 · % degli occupati

Occupazione vulnerabile — Italia, 1991–2025141618202219911995199920032007201120152019202320251991: 20,18%1992: 20,8%1993: 20,44%1994: 20,19%1995: 20,66%1996: 20,54%1997: 20,34%1998: 20,22%1999: 19,78%2000: 19,66%2001: 19,5%2002: 19,13%2003: 19,03%2004: 19,44%2005: 18,41%2006: 18,2%2007: 17,99%2008: 17,5%2009: 17,22%2010: 17,48%2011: 17,32%2012: 17,23%2013: 17,23%2014: 17,18%2015: 16,98%2016: 16,67%2017: 16,12%2018: 15,92%2019: 15,77%2020: 15,74%2021: 15,05%2022: 14,67%2023: 14,55%2024: 14,49%2025: 14,35%
Variazione nel periodo: −5,83 p.p. Media annua: -0,17 p.p.

Confronto, 2025

Come si colloca il valore rispetto al mondo e ai gruppi di cui fa parte questo territorio: Italia

Italia 14,35%
Mondo 42,38%
Europa meridionale calcolato 13,86%
Paesi ad alto reddito calcolato 7,92%
Occupazione vulnerabile — Italia, per anno Italia Tutti i paesi CSV XLSX
Anno % Variazione, p.p.
2025 14,35 −0,14 p.p.
2024 14,49 −0,06 p.p.
2023 14,55 −0,12 p.p.
2022 14,67 −0,38 p.p.
2021 15,05 −0,68 p.p.
2020 15,74 −0,04 p.p.
2019 15,77 −0,15 p.p.
2018 15,92 −0,2 p.p.
2017 16,12 −0,55 p.p.
2016 16,67 −0,31 p.p.
2015 16,98 −0,19 p.p.
2014 17,18 −0,05 p.p.
2013 17,23 −0,01 p.p.
2012 17,23 −0,08 p.p.
2011 17,32 −0,16 p.p.
2010 17,48 +0,26 p.p.
2009 17,22 −0,28 p.p.
2008 17,5 −0,48 p.p.
2007 17,99 −0,21 p.p.
2006 18,2 −0,21 p.p.
2005 18,41 −1,03 p.p.
2004 19,44 +0,41 p.p.
2003 19,03 −0,1 p.p.
2002 19,13 −0,37 p.p.
2001 19,5 −0,16 p.p.
2000 19,66 −0,13 p.p.
1999 19,78 −0,44 p.p.
1998 20,22 −0,11 p.p.
1997 20,34 −0,21 p.p.
1996 20,54 −0,12 p.p.
1995 20,66 +0,47 p.p.
1994 20,19 −0,25 p.p.
1993 20,44 −0,36 p.p.
1992 20,8 +0,62 p.p.
1991 20,18

Sull'indicatore

Quota dei lavoratori in proprio e dei coadiuvanti familiari non retribuiti sull'occupazione totale. L'OIL ha creato questa categoria come sostituto dell'indicatore di occupazione informale là dove l'informalità non si misura: questi lavoratori di norma non hanno contratto di lavoro, né previdenza sociale, né tutela contro il licenziamento, e il loro reddito dipende direttamente da quanto producono. Nei paesi più poveri questa quota supera i tre quarti degli occupati: il lavoro dipendente è lì piuttosto l'eccezione.

Importante: Non coincide con l'occupazione informale: un dipendente senza contratto non rientra in questa categoria, pur non essendo protetto meglio. L'indicatore sottostima l'informalità nei paesi in cui il lavoro nero è diffuso.

Fonte: ILOSTAT (OIL), licenza CC BY 4.0.