Quota degli alimenti nelle importazioni — tutti i paesi

Quota degli alimenti nelle importazioni — Thailandia

Quota degli alimenti nelle importazioni in Thailandia nel 2024 — 6,59%. È il 121º posto al mondo su 131. Dal 1962 l'indicatore è calato del 1,36 p.p..

2024 6,59% −0,44 p.p. vs 2023
Posizione nel mondo 121di 131
Massimo del periodo 12,09%1966
Minimo del periodo 3,76%1995

Andamento per anno

1962–2024 · % delle importazioni di merci

Quota degli alimenti nelle importazioni — Thailandia, 1962–202405101519621969197619831990199720042011201820241962: 7,95%1964: 7,68%1966: 12,09%1968: 6,76%1970: 5,39%1972: 6,1%1974: 4,12%1976: 4,53%1978: 4,34%1980: 5,23%1982: 4,72%1984: 4,95%1986: 6,86%1988: 5,76%1990: 5,01%1992: 5,52%1994: 4,32%1996: 4,13%1998: 5,59%2000: 4,37%2002: 5,04%2004: 4,48%2006: 3,89%2008: 4,77%2010: 4,75%2012: 5,13%2014: 5,56%2016: 6,83%2018: 6%2020: 7,84%2022: 6,5%2024: 6,59%
Variazione nel periodo: −1,36 p.p. Media annua: -0,02 p.p.

Confronto, 2024

Come si colloca il valore rispetto al mondo e ai gruppi di cui fa parte questo territorio: Thailandia

Thailandia 6,59%
Mondo 8,89%
Asia sudorientale calcolato 7,72%
Paesi a reddito medio-alto calcolato 8,25%
Quota degli alimenti nelle importazioni — Thailandia, per anno Thailandia Tutti i paesi CSV XLSX
Anno % Variazione, p.p.
2024 6,59 −0,44 p.p.
2023 7,03 +0,52 p.p.
2022 6,5 −0,32 p.p.
2021 6,83 −1,01 p.p.
2020 7,84 +1,27 p.p.
2019 6,57 +0,58 p.p.
2018 6 −0,35 p.p.
2017 6,34 −0,49 p.p.
2016 6,83 +0,51 p.p.
2015 6,33 +0,76 p.p.
2014 5,56 +0,41 p.p.
2013 5,15 +0,02 p.p.
2012 5,13 +0,36 p.p.
2011 4,78 +0,03 p.p.
2010 4,75 −0,6 p.p.
2009 5,35 +0,58 p.p.
2008 4,77 +0,61 p.p.
2007 4,17 +0,27 p.p.
2006 3,89 −0,13 p.p.
2005 4,02 −0,46 p.p.
2004 4,48 −0,47 p.p.
2003 4,95 −0,09 p.p.
2002 5,04 +0,02 p.p.
2001 5,02 +0,65 p.p.
2000 4,37 −0,61 p.p.
1999 4,98 −0,62 p.p.
1998 5,59 +0,77 p.p.
1997 4,82 +0,69 p.p.
1996 4,13 +0,37 p.p.
1995 3,76 −0,56 p.p.
1994 4,32 −0,36 p.p.
1993 4,68 −0,84 p.p.
1992 5,52 +0,11 p.p.
1991 5,4 +0,39 p.p.
1990 5,01 −0,48 p.p.
1989 5,49 −0,27 p.p.
1988 5,76 +0,55 p.p.
1987 5,21 −1,65 p.p.
1986 6,86 +1,68 p.p.
1985 5,17 +0,23 p.p.
1984 4,95 +0,84 p.p.
1983 4,11 −0,61 p.p.
1982 4,72 +0,31 p.p.
1981 4,41 −0,82 p.p.
1980 5,23 +1,09 p.p.
1979 4,14 −0,2 p.p.
1978 4,34 −0,29 p.p.
1977 4,63 +0,1 p.p.
1976 4,53 +0,19 p.p.
1975 4,34 +0,22 p.p.
1974 4,12 −0,37 p.p.
1973 4,49 −1,61 p.p.
1972 6,1 +0,12 p.p.
1971 5,98 +0,59 p.p.
1970 5,39 −1,7 p.p.
1969 7,09 +0,33 p.p.
1968 6,76 +0,52 p.p.
1967 6,24 −5,85 p.p.
1966 12,09 +5,11 p.p.
1965 6,97 −0,71 p.p.
1964 7,68 +0,08 p.p.
1963 7,6 −0,35 p.p.
1962 7,95

Asia sudorientale, 2024

Lo stesso indicatore nei paesi vicini — con link alle loro pagine

Sull'indicatore

Quota degli alimenti nelle importazioni di merci. L'indicatore si legge come una misura della dipendenza alimentare, ma con una riserva: la quota è alta sia nei paesi ricchi con poca agricoltura, dove il cibo è semplicemente una voce di consumo importante, sia in quelli più poveri, dove significa vulnerabilità ai prezzi mondiali dei cereali. Per distinguere i due casi aiuta il confronto con l'insicurezza alimentare e con il peso dell'agricoltura nell'economia.

Importante: Un valore alto non è di per sé segnale di un problema: a Singapore e in Giappone la quota è elevata con un approvvigionamento del tutto garantito. Conviene guardarla insieme all'insicurezza alimentare.

Fonte: UNCTADstat (UNCTAD), licenza CC BY 3.0 IGO.