Quota degli alimenti nelle importazioni — tutti i paesi

Quota degli alimenti nelle importazioni — Paesi Bassi

Quota degli alimenti nelle importazioni nei Paesi Bassi nel 2024 — 13,27%. È il 61º posto al mondo su 131. Dal 1962 l'indicatore è calato del 16,46 p.p..

2024 13,27% +1,28 p.p. vs 2023
Posizione nel mondo 61di 131
Massimo del periodo 29,73%1962
Minimo del periodo 8,46%2006

Andamento per anno

1962–2024 · % delle importazioni di merci

Quota degli alimenti nelle importazioni — Paesi Bassi, 1962–2024010203019621969197619831990199720042011201820241962: 29,73%1964: 16,41%1966: 15,83%1968: 16,12%1970: 15,15%1972: 15,82%1974: 15,57%1976: 15,61%1978: 16,06%1980: 15,02%1982: 15,81%1984: 15,52%1986: 14,93%1988: 15,72%1990: 12,62%1992: 13,98%1994: 15,1%1996: 13,59%1998: 11,4%2000: 8,6%2002: 9,76%2004: 9,41%2006: 8,46%2008: 9,9%2010: 9,96%2012: 11,76%2014: 12,29%2016: 13,41%2018: 12,23%2020: 13,48%2022: 11,11%2024: 13,27%
Variazione nel periodo: −16,46 p.p. Media annua: -0,27 p.p.

Confronto, 2024

Come si colloca il valore rispetto al mondo e ai gruppi di cui fa parte questo territorio: Paesi Bassi

Paesi Bassi 13,27%
Mondo 8,89%
Europa occidentale calcolato 10,22%
Paesi ad alto reddito calcolato 8,94%
Quota degli alimenti nelle importazioni — Paesi Bassi, per anno Paesi Bassi Tutti i paesi CSV XLSX
Anno % Variazione, p.p.
2024 13,27 +1,28 p.p.
2023 11,99 +0,88 p.p.
2022 11,11 −0,84 p.p.
2021 11,95 −1,53 p.p.
2020 13,48 +1,28 p.p.
2019 12,2 −0,04 p.p.
2018 12,23 −0,87 p.p.
2017 13,11 −0,31 p.p.
2016 13,41 +0,19 p.p.
2015 13,23 +0,94 p.p.
2014 12,29 +0,02 p.p.
2013 12,27 +0,51 p.p.
2012 11,76 +0,04 p.p.
2011 11,72 +1,77 p.p.
2010 9,96 −0,97 p.p.
2009 10,93 +1,03 p.p.
2008 9,9 +0,76 p.p.
2007 9,13 +0,67 p.p.
2006 8,46 −0,4 p.p.
2005 8,86 −0,55 p.p.
2004 9,41 −0,86 p.p.
2003 10,27 +0,52 p.p.
2002 9,76 +0,99 p.p.
2001 8,77 +0,17 p.p.
2000 8,6 −2,6 p.p.
1999 11,2 −0,2 p.p.
1998 11,4 +0,39 p.p.
1997 11,01 −2,57 p.p.
1996 13,59 −0,34 p.p.
1995 13,93 −1,17 p.p.
1994 15,1 +0,53 p.p.
1993 14,57 +0,59 p.p.
1992 13,98 +0,79 p.p.
1991 13,19 +0,57 p.p.
1990 12,62 −0,67 p.p.
1989 13,29 −2,43 p.p.
1988 15,72 +0,78 p.p.
1987 14,94 +0,02 p.p.
1986 14,93 +0,03 p.p.
1985 14,9 −0,63 p.p.
1984 15,52 −0,05 p.p.
1983 15,57 −0,24 p.p.
1982 15,81 +0,3 p.p.
1981 15,51 +0,49 p.p.
1980 15,02 −0,32 p.p.
1979 15,34 −0,72 p.p.
1978 16,06 −0,07 p.p.
1977 16,13 +0,53 p.p.
1976 15,61 −0,65 p.p.
1975 16,26 +0,69 p.p.
1974 15,57 −1,26 p.p.
1973 16,83 +1,01 p.p.
1972 15,82 +0,83 p.p.
1971 14,99 −0,16 p.p.
1970 15,15 −0,88 p.p.
1969 16,03 −0,09 p.p.
1968 16,12 −0,09 p.p.
1967 16,21 +0,38 p.p.
1966 15,83 −0,35 p.p.
1965 16,18 −0,23 p.p.
1964 16,41 −0,21 p.p.
1963 16,62 −13,12 p.p.
1962 29,73

Europa occidentale, 2024

Lo stesso indicatore nei paesi vicini — con link alle loro pagine

Sull'indicatore

Quota degli alimenti nelle importazioni di merci. L'indicatore si legge come una misura della dipendenza alimentare, ma con una riserva: la quota è alta sia nei paesi ricchi con poca agricoltura, dove il cibo è semplicemente una voce di consumo importante, sia in quelli più poveri, dove significa vulnerabilità ai prezzi mondiali dei cereali. Per distinguere i due casi aiuta il confronto con l'insicurezza alimentare e con il peso dell'agricoltura nell'economia.

Importante: Un valore alto non è di per sé segnale di un problema: a Singapore e in Giappone la quota è elevata con un approvvigionamento del tutto garantito. Conviene guardarla insieme all'insicurezza alimentare.

Fonte: UNCTADstat (UNCTAD), licenza CC BY 3.0 IGO.