Quota degli alimenti nelle importazioni — tutti i paesi

Quota degli alimenti nelle importazioni — Germania

Quota degli alimenti nelle importazioni in Germania nel 2024 — 9,16%. È il 103º posto al mondo su 131. Dal 1962 l'indicatore è calato del 16,43 p.p..

2024 9,16% +0,76 p.p. vs 2023
Posizione nel mondo 103di 131
Massimo del periodo 25,59%1962
Minimo del periodo 6,54%2007

Andamento per anno

1962–2024 · % delle importazioni di merci

Quota degli alimenti nelle importazioni — Germania, 1962–2024010203019621969197619831990199720042011201820241962: 25,59%1964: 20,21%1966: 21,82%1968: 19,23%1970: 16,94%1972: 17,56%1974: 13,95%1976: 13,98%1978: 15,22%1980: 12,13%1982: 12,62%1984: 12,17%1986: 12,6%1988: 11,48%1990: 10,14%1992: 10,24%1994: 10,24%1996: 9,84%1998: 8,89%2000: 6,58%2002: 7,91%2004: 6,8%2006: 6,62%2008: 7,39%2010: 7,61%2012: 7,84%2014: 8,11%2016: 8,41%2018: 7,76%2020: 8,55%2022: 7,4%2024: 9,16%
Variazione nel periodo: −16,43 p.p. Media annua: -0,26 p.p.

Confronto, 2024

Come si colloca il valore rispetto al mondo e ai gruppi di cui fa parte questo territorio: Germania

Germania 9,16%
Mondo 8,89%
Europa occidentale calcolato 10,22%
Paesi ad alto reddito calcolato 8,94%
Quota degli alimenti nelle importazioni — Germania, per anno Germania Tutti i paesi CSV XLSX
Anno % Variazione, p.p.
2024 9,16 +0,76 p.p.
2023 8,4 +0,99 p.p.
2022 7,4 −0,36 p.p.
2021 7,77 −0,78 p.p.
2020 8,55 +0,75 p.p.
2019 7,8 +0,04 p.p.
2018 7,76 −0,43 p.p.
2017 8,19 −0,22 p.p.
2016 8,41 +0,2 p.p.
2015 8,2 +0,09 p.p.
2014 8,11 −0,05 p.p.
2013 8,16 +0,31 p.p.
2012 7,84 +0,3 p.p.
2011 7,55 −0,06 p.p.
2010 7,61 −0,87 p.p.
2009 8,47 +1,09 p.p.
2008 7,39 +0,84 p.p.
2007 6,54 −0,08 p.p.
2006 6,62 −0,41 p.p.
2005 7,03 +0,23 p.p.
2004 6,8 −0,56 p.p.
2003 7,36 −0,55 p.p.
2002 7,91 +0,44 p.p.
2001 7,47 +0,89 p.p.
2000 6,58 −1,72 p.p.
1999 8,3 −0,59 p.p.
1998 8,89 −0,34 p.p.
1997 9,23 −0,61 p.p.
1996 9,84 +0,06 p.p.
1995 9,78 −0,46 p.p.
1994 10,24 +0,28 p.p.
1993 9,96 −0,28 p.p.
1992 10,24 +0,31 p.p.
1991 9,93 −0,21 p.p.
1990 10,14 −0,37 p.p.
1989 10,51 −0,97 p.p.
1988 11,48 −0,46 p.p.
1987 11,95 −0,66 p.p.
1986 12,6 +0,51 p.p.
1985 12,09 −0,08 p.p.
1984 12,17 −0,23 p.p.
1983 12,39 −0,22 p.p.
1982 12,62 +0,19 p.p.
1981 12,43 +0,3 p.p.
1980 12,13 −1,1 p.p.
1979 13,23 −1,99 p.p.
1978 15,22 −1,41 p.p.
1977 16,63 +2,65 p.p.
1976 13,98 −0,62 p.p.
1975 14,61 +0,65 p.p.
1974 13,95 −3,24 p.p.
1973 17,19 −0,37 p.p.
1972 17,56 −3,23 p.p.
1971 20,79 +3,85 p.p.
1970 16,94 −1,71 p.p.
1969 18,65 −0,58 p.p.
1968 19,23 −1,14 p.p.
1967 20,37 −1,45 p.p.
1966 21,82 +1,07 p.p.
1965 20,75 +0,54 p.p.
1964 20,21 −1,67 p.p.
1963 21,88 −3,71 p.p.
1962 25,59

Europa occidentale, 2024

Lo stesso indicatore nei paesi vicini — con link alle loro pagine

Sull'indicatore

Quota degli alimenti nelle importazioni di merci. L'indicatore si legge come una misura della dipendenza alimentare, ma con una riserva: la quota è alta sia nei paesi ricchi con poca agricoltura, dove il cibo è semplicemente una voce di consumo importante, sia in quelli più poveri, dove significa vulnerabilità ai prezzi mondiali dei cereali. Per distinguere i due casi aiuta il confronto con l'insicurezza alimentare e con il peso dell'agricoltura nell'economia.

Importante: Un valore alto non è di per sé segnale di un problema: a Singapore e in Giappone la quota è elevata con un approvvigionamento del tutto garantito. Conviene guardarla insieme all'insicurezza alimentare.

Fonte: UNCTADstat (UNCTAD), licenza CC BY 3.0 IGO.